Nel contesto del secondo capitolo del progetto Terra (Terra come Storia), la Fondazione Baruchello presenta la mostra di Miralda Performing the Ritual: Sant Stomak (a cura di Giulietta Speranza e Carla Subrizi) con una conversazione tra l’artista, Francesco Careri e Carla Subrizi, moderata da Giulietta Speranza.

Il progetto affronta uno degli aspetti intorno ai quali la ricerca di Miralda prosegue dagli anni Sessanta: il cibo come cultura, identità personale e collettiva, dispositivo che costruisce comunità, immaginari, stereotipi. La mostra nasce in concomitanza con la performance/azione STMK TRIP che l’artista realizzerà a partire dall’alba del 28 marzo, dando avvio alla tappa romana della processione di Sant Stomak: un percorso intorno al Grande Raccordo Anulare e per poi attraversare Roma, in una ‹‹transurbanza›› (F. Careri) che porta ripensare il nostro modo di vivere e comprendere la città con un approccio ludico e metaforico.

Il progetto Sant Stomak, di cui saranno esposti all’interno della mostra alcuni disegni preparatori ed elementi compositivi, nasce nel 2008 come celebrazione partecipata dall’idea di Miralda e della chef Montse Guillén di creare un atto di riflessione collettiva sulle connessioni universali che uniscono le culture attraverso il cibo, la memoria e il rito. Dal 2015, quando è stato progettato in collaborazione con gli architetti Flores&Prats un reliquiario in legno e foglia d’oro che incarna la figura del santo, Sant Stomak è stato installato in diverse città e istituzioni.

Dal 1996 Miralda, con il progetto FoodCultureMuseum sfociato in seguito nella Fondazione FoodCultura, esplora non soltanto un differente modo di concepire un museo al di là degli ‹‹opachi, impenetrabili, gerarchici archetipi della museografia›› (A. Miralda) ma anche un modo per creare un’idea diversa di “patrimonio” costruendo un archivio delle culture culinarie del mondo, riattivato continuamente attraverso la partecipazione di pubblici differenti e la creazione di comunità.

Il cibo è dunque il punto di avvio di una riflessione che con la mostra di Miralda intende indagare l’alimentazione come prodotto storico e politico e che attraverso un percorso articolato negli spazi della Fondazione Baruchello con fotografie, disegni, oggetti e appunti ne descrive le molteplici implicazioni. Se nutrirsi è un aspetto necessario della sopravvivenza, il mangiare – cosa mangiamo, cosa piace e non piace, i gusti, i sapori e la loro classificazione, la scelta di alcuni cibi e la moda che sottende le scelte, l’esotismo culinario, il colonialismo attraverso l’alimentazione – si rivela un atto politico o una conseguenza di poteri e strategie economici e di mercato.

La mostra offre l’occasione di approfondire questo progetto in relazione con altri lavori di Miralda, tra i quali il video Brainfood (2014), che documenta la crescita di una scultura a forma di teschio realizzata con i Porotos Señorita, una varietà cilena di fagioli che ha nutrito per secoli le culture dell’America Latina e dei Caraibi e occupa un posto rilevante nelle mitologie delle società precolombiane e Food Situation for a Patriotic Banquet, progetto ideato nel 1972 con una serie di disegni, fotografie e annotazioni e realizzato nel 2010 nella forma di un’installazione in cui il riso, alimento di base diffuso in tutto il mondo, diventa chiave di lettura della condizione postcoloniale globale. Queste opere entrano in dialogo con oggetti, progetti e film di Gianfranco Baruchello, tra cui Costretto a scomparire (1968), che costruiscono un repertorio di gesti, immaginari e simboli utilizzati come strumenti di critica alla società dei consumi e alle sue dinamiche produttive.

Antoni Miralda
Miralda (Terrassa, 1942) sviluppa dagli anni Sessanta progetti di arte collaborativa e interventi nello spazio pubblico, radicati nel contesto socioculturale e caratterizzati da un forte interesse antropologico per la cultura alimentare e il cerimoniale. A Parigi fonda con Dorothée Selz il duo Traiteurs Coloristes, con cui realizza azioni che esplorano la ritualità e il simbolismo legati al consumo del cibo.
Dal 1971 vive a New York, dove avvia progetti partecipativi dedicati alla cultura alimentare, all’agricoltura e ai processi di produzione del cibo. Tra le opere più note figurano Movable Feast (1974), Fest für Leda (Documenta 6, Kassel, 1977), Wheat & Steak (1981) e Santa Comida (1984–1989). Tra i progetti più importanti vi è Honeymoon Project (1986–1992), un matrimonio simbolico tra il Monumento a Colombo a Barcellona e la Statua della Libertà, presentato al Padiglione Spagnolo della 44ª Biennale di Venezia (1990).
Nel 2018 ha ricevuto il Premio Velázquez per le Arti Plastiche. Tra i lavori più recenti figurano The Last Ingredients (2016) e La Formigonera del PobleNew (2022), progetti pubblici e partecipativi che riflettono su cultura culinaria e trasformazioni urbane.

Performing the Ritual: Sant Stomak
26.03–26.04.2026
A cura di Giulietta Speranza e Carla Subrizi

A conclusione del progetto è prevista una pubblicazione, edita da Arbor Editions.

Coordinamento: Marcella Dalila Muraca, Anissia Libera Fontana (FoodCultura)
Identità visiva: Edoardo Visalli
Fotografia: Alessia Calzecchi

Il progetto è stato realizzato grazie al supporto dell’Institut Ramon Llull.
Si ringraziano FoodCultura e la Real Academia de España per la collaborazione alla realizzazione della mostra.