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La Fondazione Baruchello dedica l’intero anno di programmazione 2025–2026 al tema della “terra”, considerata come terreno, materia e madre, coltivazione e cultura, elemento, fango, suolo e sottosuolo, stratificazione, habitat sociale e politico, lavoro e trasformazione, paesaggio, territorio, confine e attraversamento, scoperta, spazio, topos e utopia, spazio del possibile, terra di nessuno.

Un anno rivolto allo studio, alla ricerca, alla sperimentazione artistica, a mostre e laboratori, per delineare nuove traiettorie di indagine sulla “terra” come termine di attivazione del pensiero critico, politico e creativo. Un gruppo di lavoro multidisciplinare guiderà lo sviluppo del progetto. Terra come Terra, Terra come Storia, Terra come Confini sono i capitoli di questa mostra-laboratorio, aperta a interventi di artisti, curatori, critici, scrittori, poeti, filosofi e chiunque avrà il desiderio di partecipare. La natura in progress del progetto renderà lo spazio, con le idee e le opere che lo abiteranno, in continua trasformazione. Una Project Room sarà lasciata disponibile a interventi brevi o più lunghi di artiste e artisti, di scrittrici e scrittori, di filosofi, filmmaker, ecc., in dialogo con le questioni che si andranno sviluppando.

Le attività prendono dunque avvio con “Terra come Terra”, a cura di Carla Subrizi e Marcella Muraca, prima fase del progetto che presenta l’installazione di sette opere filmiche di Gianfranco Baruchello negli spazi della Fondazione (sede di Via del Vascello): Il grado zero del paesaggio (1963), The sea of tranquility (Il coccodrillo, 1971), Ballade (1996), Sostanza e modo (1996), The crossing (2006), Le lieu (2010) e Simulacrum (2011). Baruchello ha a lungo lavorato sul tema della “terra” in relazione all’acqua, al lavoro, alla terra come sostanza, alla stratificazione come misura, alla coltivazione e alla cura; disegno, pittura, activity (Agricola Cornelia S.p.A.), Il Giardino, Il Bosco, hanno sviluppato riflessioni sulla funzione del vegetale, sulla terra come “piano di consistenza”, in un rapporto sempre molteplice con aspetti politici, culturali, teorici, dove la teoria è sempre esito di pratiche concrete.

A partire da una riflessione sul film come mezzo che interroga sé stesso e le immagini in movimento, che Baruchello ha condotto dai primi anni Sessanta, è possibile proseguire un’indagine sullo sguardo, sulla metafora, sul montaggio e il ruolo della narrazione in rapporto alla terra e alla storia, sul rapporto tra storia e memoria, sul lavoro della terra nella relazione con il paesaggio e il corpo, sull’idea di luogo come portatore di stratificazioni storiche e politiche.

Centrali, all’interno di questa ricerca, sono il “suolo”, inteso anche come superficie dell’immagine, e il “sottosuolo” come inconscio della storia e categoria critica. A partire da questi termini, si intende attivare nuove letture e interpretazioni dell’immaginario che li attraversa – l’archetipo della terra come utero e madre; la dialettica tra sole, luce, verità e, al loro opposto, caverna, buio, errore, così come il binomio natura e cultura.

L’inaugurazione sarà la prima occasione per un confronto aperto, in dialogo con le opere e le riflessioni di Baruchello e con i temi che emergono dal suo lavoro come lascito significativo della sua opera: un tavolo di lavoro sarà il luogo fisico per presentare, discutere, riflettere intorno ai temi del progetto.

Un “diario” già avviato nella fase di elaborazione dell’idea da cui è partito il progetto è pensato come il modo per restituire le attività.

Tra gli obiettivi c’è anche l’idea di elaborare un “Manifesto” collettivo a partire dalle proposte, dalle riflessioni, dalle azioni concrete e dagli interventi che scandiranno i tre “capitoli” del lavoro di ricerca.

“Terra come Terra” avvia dunque un ciclo di attività seminariali, anche con studenti, presentazioni e incontri che vedrà la partecipazione di artiste e artisti invitati a confrontarsi in uno spazio dedicato all’interno dell’installazione, in dialogo con l’opera di Baruchello ma anche a partire da essa.