ARCHIVIO DEI CINQUE CUORI E ALTRI ARCHIVI, 30.01.2018-08.06.2018

Via del Vascello 35, Roma

L’archiviazione, la classificazione, la compilazione di elenchi sono azioni da sempre al centro dell’attività di Gianfranco Baruchello. Se da una parte il continuo catalogare e creare inventari è un tentativo di dare ordine a materiali di diversa provenienza, questa modalità è soprattutto un sistema mentale che torna all’interno sia della sua pittura, sia negli oggetti e nelle installazioni. Per riflettere e lavorare sull’idea e la pratica dell’archiviare, la Fondazione ha deciso di trasferire una selezione di tali documenti nella sede in Via del Vascello, 35 a Roma. Come dimostrare che l'archivio non è l'esito, ma una pratica quotidiana di avvicinarsi a immagini e parole, riferite sia al proprio lavoro sia ad altri fonti? Come presentare al pubblico materiali eterogenei, perlopiù poi confluiti in opere o progetti pubblicati? Avendo tentato più volte, in date diverse,  di raccogliere  in un unico grande “contenitore” immaginato talvolta come “libro dei libri” altre come archivio di archivi più piccoli, materiali, idee, immagini proprie o prelevate dalle fonti più diverse (dalla televisione, a enciclopedie, a giornali , cataloghi, riviste, etc.) le metodologie utilizzate sono state l’elenco, l'ordine alfabetico e, la fotocopia per riprodurre velocemente e con “perdita della  qualità” originaria, una molteplicità di dati di suo interesse. All’interno degli spazi della Fondazione sono presentati attraverso film, oggetti, immagini fotografiche, una serie di documenti e progetti realizzati nel corso degli anni come: Leftovers(1975), alcuni esempi di Foto di foto (1975) e film tra i quali A partire dal dolce/doux comme saveur/il dolce come sapore (1979), Quaranta immagini (1996), Quanto (1999) e Ars memoriae (2009).
 

QUANTO, 1999, H8, COLORE, SONORO, 6'20''

Con una telecamera fissa, posta di fronte a sé stesso, Baruchello si riprende in primo piano in un interno, mentre conta lentamente da uno a cento. Gli intervalli di tempo che separano un numero dall’altro sono sempre diversi, a volte più ravvicinati, a volte meno, a causa della carica emotiva che attraversa l’operazione: indugi sospiri, dubbi, incertezze. Le espressioni che l’artista assume variano infatti ogni volta, come se, abolite le parole, potesse esprimersi soltanto con i numeri, e ad ogni numero associasse un pensiero, un ricordo o un’idea diversa.


ARCHIVIO DEI CINQUE CUORI, 1962-1998, DUECENTO VOLUMI

L’Archivio dei cinque cuori è un’operazione iniziata nel 1962 e portata avanti da Baruchello per più di trent'anni. Il titolo segnala cinque ipotetiche e diverse epoche della sua vita, dall’infanzia fino al 1998. Affetti, amicizie, curiosità, lavoro si mescolano senza ordine. L’archivio originale conservato in un mobile metallico Olivetti presso lo studio dell’artista contiene 93 titoli e soggetti raccolti in altrettante cartelle sospese.  In ogni fascicolo sono riuniti ritagli, scritti autografi, appunti, immagini riferite a un determinato soggetto. L'insieme di documenti include progetti emblematici ma al contempo è il punto di arrivo e partenza di altre voci o materiali che si trovano conservati dal 1998 presso la Fondazione. L’Archivio dei cinque cuori è dunque utilizzato come il punto di partenza di questo nuovo allestimento: un archivio che ha generato circa duecento volumi corrispondenti ai cento soggetti raccolti nel corso del tempo. Proprio il libro e la fotocopia sono stati scelti per mostrare al pubblico questa enorme quantità di materiali. Ogni libro riproduce, seguendo un metodo usato da Baruchello, in bianco e nero, i documenti raccolti sotto una voce. Ogni volume è pensato come una scatola fittizia di 150 pagine, che raccoglie i materiali corrispondenti alla “voce”, nel modo stesso in cui la cartella di provenienza li aveva raccolti, senza aver tentato un nuovo ordinamento, o un qualsiasi criterio di selezione, montaggio o spiegazione. I volumi sono editi da ARBOR - Archivi Riuniti Baruchello (O) Roma.


QUARANTA IMMAGINI, 1996, HI8, COLORE, MUTO, 3’40’’.

Una successione d’immagini fotografiche, riprese con la telecamera, che ritraggono, alternativamente, scene di vita e di morte. Le immagini mostrate, tratte dalle riviste statunitensi Time e Newsweek, private delle didascalie che le accompagnavano, non dicono nulla dell’identità delle persone ritratte, né di quelle vive né di quelle morte. Tuttavia, il film è per Baruchello, il montaggio di venti volti in primo piano, di persone accusate di crimini violenti e venti scene di morti tragiche avvenute nel corso di attentati, omicidi, guerre, genocidi dell’epoca più recente. Le immagini dei vivi corrispondono ai numeri dispari; quelle dei morti ai numeri pari. Si va dal numero 1 al 40 iniziando dalla vita (1) e finendo con la morte (40). Ogni immagine è preceduta da un cartello su cui è scritto a mano il numero paro o disparo che le introduce.
 

FOTO DI FOTO, 1962-1979, FOTOGRAFIE DI FOTOGRAFIE (DA RIPRODUZIONI IN ENCICLOPEDIE, RIVISTE, LIBRI)

La raccolta Foto di foto è il risultato di un particolare uso della fotografia da parte di Baruchello. Seppur Baruchello abbia realizzato fotografie da lui stesso scattate, le Foto di foto sono fotografie di altre fotografie prelevate da riviste, enciclopedie, fotografie del passato, fotografie recuperate da mercati dell'usato. Le Foto di foto sono state usate riprodotte su porcellana (1962), in libri pensati come pagine di pseudo-romanzi di immagini e didascalie discordanti (1967-1968), in libri archivi di legno (1975).  Baruchello fotografa il già fatto da altri, usa le fotografie così ottenute in montaggi originali (dal 1967), fotocopia spesso le fotografie delle fotografie (già sottoposte a un processo di sottrazione di qualità) per far ulteriormente perdere ad esse la qualità originale.  In mostra, una selezione di Foto di foto è proiettata, secondo una indicazione di Baruchello, allo stesso modo nel quale, negli anni Settanta, sarebbe stato possibile con l'uso di un proiettore per diapositive.   
 

LEFTOVERS, 1975, SCATOLE DI PLEXIGLASS, OGGETTI VARI

Per quest’opera l’artista ha raccolto, nell’arco di cento giorni, gli scarti rimasti sul tavolo da lavoro a fine giornata, per poi riporli in piccole scatole. Nel 1996, nel video Inventario di ottobre, Baruchello compirà l’operazione opposta, quella di togliere gli oggetti dalle scatole, con lo scopo di realizzare un inventario di oggetti e altri elementi fino allora dimenticati nelle scatole. Le scatole nascono dall’analogia fra l’idea di spazio chiuso e l’idea dell’interno, dello spazio privato, intimo, segreto. Sono oggetti in cui lo spazio si condensa e allo stesso tempo piccoli teatri per la memoria e l’immaginazione in cui elementi residui, trovati, i “Left overs” delle proprie giornate.  L’artista riprende dal 1973 la realizzazione di scatole/oggetti nelle quali assembla materiali diversi accanto a parti realizzate con il collage o costruite con il cartone. In questi oggetti è sempre presente il disegno, che li rende sintesi fra oggetto e pittura. Le sue scatole sono concepite come “montaggi” di elementi in uno spazio ridotto, come archivi di materiali allestiti a partire da idee o temi, in cui interagiscono pittura disegno o scrittura. 
 

INVENTARIO DI OTTOBRE, 1996, HI8, COLORE, SONORO, 11’27’’

La mano destra di Baruchello regge la videocamera mentre la sinistra estrae, uno a uno gli oggetti contenuti in alcune delle scatole trasparenti appartenenti alla serie Leftovers (1975). Circa vent’anni prima, infatti l’artista aveva raccolto nell’arco di cento giorni, gli scarti rimasti sul tavolo da lavoro a fine di giornata, riponendoli in piccole scatole. Nel 1996 Baruchello svolge l’operazione opposta, quella di togliere, al fine di realizzare un inventario di oggetti e altri elementi fino allora dimenticati nelle scatole. 
 

A PARTIRE DAL DOLCE/DOUX COMME SAVEUR/IL DOLCE COME SAPORE, 1979, PROGETTO INIZIATO A PARIGI DAL 1979 SUL “DOLCE”, LIBRO DI IMMAGINI E TESTI, IN COPIA UNICA, E NASTRO-VIDEO DEL 1978 DI 22H CIRCA.

L’artista nel 1978 si interessa al sapore dolce cercando di capire tramite esso le componenti culturali, arcaiche, filosofiche, pratiche, narrative che nel tempo hanno costruito la storia e i significati della dolcezza. A partire da quell’anno realizza prima un libro poi un video con una lunga serie di interviste a filosofi, scrittori, artisti e psicanalisti francesi, con lo scopo di documentare le risposte al tema del sapore dolce. Le interviste, raccolte su nastro tv raggiungono la durata di 22 ore. Fra gli intervistati David Cooper, Jean-Francois Lyotard, Alain Jouffroy, Felix Guattari, Gilbert Lascault, Pierre Klossowki, che hanno parlato del tema proposto a partire da un libro prodotto a mano in un’unica copia da Baruchello attraverso il montaggio di materiali diversi (fotocopie, scritture, disegni) inerenti alla dolcezza. Il libro è stato usato dall’artista come provocazione e oggetto di discussione. Il soggetto scelto ha condotto la conversazione verso temi come le forme di potere, la mollezza, la carne, fino al tema della morte, mentre o dopo aver affrontato il soggetto dolce/dolcezza.  Il libro è integrato e continuato dall’artista con un’aggiunta di pagine sul tema ed in particolare della morte sia animale che umana.
 

ARS MEMORIAE, 2009, HDV, COLORE, SONORO, 21’

Il video è strutturato in quattro sezioni mostrate contemporaneamente, secondo una struttura a chiasmo: in alto a sinistra Baruchello legge un testo in cui descrive tutta l’operazione; in basso a destra le mani di Baruchello sfogliano schede da lui stesso compilate in cui a partire da fotografie del suo passato, svolge un esercizio di memoria, cercando di ricordare nomi o fatti connessi con quelle immagini; in alto a destra un film in 9mm a perforazione centrale girato dal padre dell’artista con scene d’infanzia dello stesso artista; in basso a sinistra una serie di fotografie, le stesse che tornano nelle schede, ritraggono persone con le quali lui ha avuto rapporti di amicizia o lavoro. Dalle parole dell’artista si può cogliere il finale: “Il definitivo esito dell’operazione non poteva che essere la scelta dell’oblio. Di una benefica personale amnesia che ho realizzato oggi 10 febbraio 2009, dando alle fiamme l’intero gruppo delle sessantadue schede che formavano il mio archivio”.
 

QUARANTA PAROLE, 2010, HDV, COLORE, MUTO, 2’

Sullo sfondo nero appaiono, in sequenza e una alla volta, con un ritmo funzionale alla sola lettura delle parole, una serie di aggettivi/invettive indirizzati ai protagonisti della politica italiana del periodo contemporaneo al video.


INCONTRI in conversazione con felice cimatti

Nell'ambito del progetto sono ospitati una serie di incontri a partire da alcuni termini ricorrenti nella ricerca di Baruchello. Attesa, desiderio, diario, errore, limite, oblio, parola, paura, rumore, taglio e terra, sono le parole chiave individuate dall'artista insieme a Felice Cimatti, docente di Filosofia del Linguaggio all’Università della Calabria, che costituiscono il punto di partenza di undici incontri aperti al pubblico. Ogni appuntamento sarà l’occasione per pensare nuovi intrecci tra linguaggi, storie, immagini, idee e per esplorare le potenzialità dell'archiviare documenti, fotografie e oggetti. 

Gli incontri della durata di sessanta minuti si terranno da gennaio a giugno 2018. Calendario degli appuntamenti:

30 GENNAIO

PAROLA – Paolo Virno, Professore di Filosofia del Linguaggio all'Università di ‘Roma Tre’

13 FEBBRAIO

ERRORE – Giovanni Garroni, Architetto

6 MARZO

LIMITE – Francesca Iannelli, Ricercatrice presso l’Università di ‘Roma Tre’

13 MARZO

DIARIO – Francesco Tedeschi, Professore presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

27 MARZO

OBLIO – Walter Procaccio, Psichiatra e Psicoterapeuta

10 APRILE

TERRA – Paolo D’Angelo, Professore presso l’Università di ‘Roma Tre’

22 MAGGIO

ATTESA – Tonino Griffero, Professore di Estetica presso l’Università di ‘Roma Due’

5 GIUGNO

DESIDERIO – Manuela Fraire, psicanalista