Fondazione Baruchello
Fondazione Baruchello

III Seminario di Ricerca e Formazione | aprile - giugno 2006
Sulla pratica. Dispositivi per l'arte e la vita | Gianfranco Baruchello


Il III Seminario di Ricerca e Formazione è stato tenuto dall’artista Gianfranco Baruchello, il quale nel 1998 ha avviato, con la creazione della Fondazione che porta il suo nome, un'azione indirizzata al sostegno della ricerca e della sperimentazione artistica.
Il Seminario di Gianfranco Baruchello ha voluto far convergere in una situazione di scambio e partecipazione con giovani artisti e studiosi, poeti, scrittori e filosofi, alcune delle questioni intorno alle quali si incentra da sempre il proprio lavoro, con particolare attenzione al progetto della Fondazione e alle idee che attualmente coinvolgono una dimensione poetica ma anche politica del fare arte.

Le premesse
Il montaggio, il video e il cinema sperimentale, l'immagine fissa e in movimento, la relazione tra natura e cultura, tra agricoltura e arte, la perdita di qualità e la perdita di identità, l'insignificante e il banale, l'estetica del quotidiano, il paradosso, la contraddizione e l'ironia, l'errore e il cambiamento, l'impegno e il politico, l'arte in rapporto al contesto (degrado sociale, immigrazione e emarginazione, carcere) e al territorio, la natura e il paesaggio: la ricerca di interazione tra tutte queste realtà sono temi sui quali il lavoro di Baruchello si è concentrato per quasi cinquanta anni e sui quali è tornato nel Seminario, iscrivendoli però in una prospettiva più ampia, che declina esperienza e ricerca personali in una dimensione estesa.
Il Seminario Sulla pratica ha voluto dunque individuare una necessità: declinare nell'azione la logica e il concetto, forgiare gli strumenti necessari a questo scopo, mettere in atto una serie di “istruzioni” per, in ultima analisi, apprendere a vivere ovvero ad esistere, che è al contempo sia vivere che operare. L'arte può essere intesa quindi come un modo di fare, un mode d'emploi, una tecnica per vivere. L'articolazione di spunti e questioni che Baruchello ha affrontato vanno da idee a progetti, da intuizioni ad azioni concrete realizzate, da una visione propria ad una prospettiva allargata, nella quale dimensione privata e pubblica del fare arte possono trovare punti di coincidenza.
Con Sulla pratica Baruchello si è dunque concentrato principalmente su una questione, anche se poi questa ha, nel corso del Seminario, assunto sfaccettature diverse: come si può mettere il pensiero a fare, come è possibile pensare e fare nello stesso tempo ovvero fare in modo che la pratica non sia una conseguenza del pensare ma il mettere a punto un sistema complesso di azioni-idee?
Ciò ha dunque costituito non soltanto la premessa ma anche l’obiettivo del Seminario.
 
Passaggi
In una serie di incontri durante i quali Gianfranco Baruchello ha proceduto in una riflessione su aspetti, ricerche, progetti e idee presenti da anni nel suo lavoro,raccontandone lemotovazioni e le molte forme assunte attraverso un uso aperto di mezzi e tecniche, i giovani hanno partecipato presentando di volta in volta le proprie riflessioni e esperienze, ma anche intervenendo con propri contributi agli spunti introdotti da Baruchello.
Parte importante è stata data ad una serie di prove o esercizi che i giovani hanno condotto affiancati da Baruchello: visite agli spazi esterni e interni della Fondazione (giardino, bosco, Biblioteca), uscite e raccolta di materiale video o fotografico in zone circostanti la Fondazione (Parco di Veio e Isola Farnese, Formello, Prima Porta), elaborazione di volta in volta di altri materiali come messa in atto di particolari temi che erano stati trattati. Questa parte del Seminario ha anche comportato la scrittura, la produzione di immagini (anche con collage e fotografia) e video, il racconto partendo da alcune questioni che erano state trattate. Come pensare l’autobiografia? Come cercare soglie, confini, limiti personali e collettivi nella vita di ogni giorno?

In una sorta di breve indice le questioni e gli spunti intorno ai quali Gianfranco Baruchello si è soffermato e dai quali si sono avviati i progetti sono:
- Accorgersi, percepire. Il "momento"di Cartier Bresson e il "punto" di Roland Barthes. Sogno, risveglio, dormiveglia. Lasciar agire il proprio menù visivo. L'immagine mentale e la realtà. La mente/mano, il punto cosmogonico di Klee, la piega. Perimetri e punti di crisi nell'immagine. Immagine fissa e in movimento. Immagine fissa "che fa muovere". Punto di crisi dell'immagine.
  - Identificazione con oggetti, luoghi (interni esterni), persone. Nomine, attribuzione personale di significato. La parola come immagine. Esagramma, pittogramma. Cancellazione, direzione della scrittura. Collocazione nello spazio, valenze degli intervalli tra le immagini e tra le parole. Catene associative di immagini. Io pensante e io pelle. La sostanza intermedia. Caos del "mi viene in mente". Bagno di pensieri. Lo spazio della relazione.
- Paradosso, ironia, autoironia, nell'azione dell'artista. "Il non so che, quasi niente". Agire "come se". L'umorismo postumo di Freud. Il Witz. Dove vai Itzig? Il caso come chiave di lettura dei libri di saggezza. I numeri del caso, il colpo di dadi. Ricchezza dell'errore. Divenire, mutamento, metamorfosi. Retard. L'incerto e lo spazio del simbolico.
- Universo del sesso e universo dell'erotismo. Necessità dell'osceno. Il mostro. Il nudo, lo spazio del corpo. La trasgressione come salvezza della mente, estasi sacra, etica personale, dono, potlach. Dimensioni antropologiche, etnologiche di questo, il sacro come estremo simbolico dell'eros. La terra-madre, il vegetale, il bosco, l'altare, il sacrificio umano e l'albero. Il giardino. - L'artista davanti all'insignificante e al banale. Metodi personali di intervento, decostruzione, ribaltamento, frammentazione e dispersione dell'universo mediatico. Perdita di qualità e perdita di identità. Arte come possibilità di resistere alla natura, alla famiglia, allo stato.
- Thanatos e fine. Anedottica del "come si muore". Paura e curiosità. La rimozione definitiva della sofferenza e l'addio al corpo. "Cut, Cut" di Wenders. Stupore di esistere e condizione futura di "essere stato" (Gewesen). Inevitabilità dell'essere stato. L'opera d'arte come fantasma dell'artista. Il fantasma sopravvive come tale in funzione del suo equivalente valore in denaro. I sette quadri al giorno del Picasso novantenne. Il nulla e la fine dell'essere soggetto.
- Tecniche, suggerimenti, scelte, talenti, linguaggi personali. Mezzi tecnici e mezzi tradizionali: equivalenza attuale tra questi.

L’ultimo della serie degli argomenti proposti è stato l’auspicio di un’esito: ovvero di resistere e rifiutare ma anche inventare e metaforizzare, imparare,in sostanza, l’uso dinamico della metafora come arma impropria.

Il progetto: Esercizi facili per usi difficili
Iniziato ad aprile, il Seminario Sulla pratica ha assunto nei circa tre mesi di lavoro un aspetto sempre più sperimentale, che ha connesso l’elaborazione teorica alla realizzazione pratica, in una modalità che ha cercato di pensare le due componenti come equivalenti e inscindibili.
Per la giornata del 24 giugno, con il titolo Esercizi facili per usi difficili, quanto emerso dal Seminario è stato proposto con una installazione audio e di materiali visivi, attraverso la quale si è voluto ricostruire un’ambientazione, un clima, una condizione preesistente, da proporre ed estendere al pubblico.
Gli spazi della Fondazione, interni ed esterni, sono stati riempiti di tracce, cenni, sollecitazioni ridotte ad un brusio o rumore di fondo dove il distinto torna ad essere indistinto, il pensiero pre-pensiero, dunque di nuovo condizione di partenza per pensare ed agire, ad uso di tutti. Quanto prodotto dai partecipanti negli incontri ha costituito il materiale selezionato, montato attraverso video e fotografie, e presentato disseminato negli spazi della Fondazione.
Se le parole, le frasi, le riflessioni su alcuni temi, ma anche gli “esercizi” hanno assunto durante gli incontri il carattere dell’approfondimento, dello scambio di idee, in cui ad una affermazione o ipotesi di uno faceva da risposta l’idea o la riflessione di un altro,  attraverso l’installazione audio e dei materiali prodotti si sono volute smontare le frasi e le operazioni perfar ritornare frammento quanto detto, per riportare ad una situazione di fondo e ad una condizione di partenza i pensieri e la loro fisionomia. Parole e frasi così trasformate e ridotte, sottratte alla sequenzialità del discorso, tornano ad essere inarticolate e gli “esercizi” vengono presentati come qualcosa di artisticamente prodotto più che opera d’arte, entrambi tuttavia elementi che, sebbene immateriali, possono costruire uno spazio.
La Fondazione Baruchello intende il Seminario come luogo di coinvolgimento diretto, di ricerca e formazione senza porre uno dei due termini come prioritario rispetto all'altro: pensiamo infatti che non ci sia formazione senza ricerca e riflessione. All'interno di questa "modalità" più individui (artisti, critici e giovani studiosi) si trovano a sperimentare l’articolazione di un processo artistico direttamente, entrando nelle singole fasi di questa processualità, continuamente interrogandosi su quanto, come e perché ogni tappa stia avvenendo.

A cura di Carla Subrizi
Hanno partecipato: Antonia Alampi, Letizia Baccarini, Sara Baranello, Federico Betta, Thomas F. Bugno, Francesca Chiacchio, Tania De Gregorio, Maura Favero, Sonia Gizzi, Emi Guarda, Fabio Lapiana, Riccardo Mancini, Angela Matarise, Domenico Montebasso, Isabella Nurigiani, Sara Orsetti, Antonio Petrone, Valentina Piratino, Antonio Rocca, Fabio Scacchioli, Marina Spanò, Elena Spataro, Francesca Torricella, Agnese Trocchi