Fondazione Baruchello
Fondazione Baruchello

I Seminario di Ricerca e Formazione | dicembre 2003 - maggio 2004
I solisti e la banda. Per una critica delle pratiche artistiche condivise | Emilio Fantin | Cesare Pietroiusti
 
Il I Seminario di Ricerca e Formazione promosso dalla Fondazione Baruchello, I solisti e la banda. Per una critica delle pratiche artistiche condivise, ha rivolto l'attenzione su una questione presente nelle pratiche artistiche da circa venti anni ma che recentemente si è imposto con forza: la questione della pratica artistica non ricondotta ad un singolo individuo (l’artista) ma ad una pluralità di soggetti. Il Seminario si è proposto di toccare, analizzare e approfondire, attraverso la pratica stessa e la realizzazione di progetti artistici, tutti i termini coinvolti da questo tipo di processualità: identità, singolarità e pluralità, condivisione, pubblico e sfera pubblica dell'arte, contesto/contesti e funzione dell'arte, relazionalità. Le figure dell'artista, dell'opera e del pubblico mutano la loro fisionomia, attraverso un processo che contemporaneamente coinvolge tutte le figure, modificando struttura e funzione di ognuna. L'artista si pone al posto del pubblico, l'osservatore diviene agente attivo dell'opera, l'opera anziché realizzarsi come oggetto o azione definita e delimitata nel tempo/spazio si costruisce progressivamente. Cambiano, attraverso questa processualità le sequenzialità di realizzazione dell'opera e il risultato è un episodio di un racconto più ampio per cogliere interamente il quale è necessario cambiare le condizioni di attesa e sguardo sull'opera stessa.

Due gruppi di giovani studiosi d'arte, di critici o studenti di altra provenienza hanno lavorato,in due gruppi distinti, con Emilio Fantin e Cesare Pietroiusti. Hanno seguito e affiancato il processo artistico sin dalla fase dell'idea/concezione dell'opera fino alla sua realizzazione. Una serie di giornate di approfondimento critico e teorico ha seguito parallelamente ciò che si andava realizzando, ponendo l'attenzione su tutte le fasi di svolgimento del processo artistico.
La premessa iniziale, quella di guardare con attenzione, calandosi direttamente al suo interno, un processo artistico basato sulla condivisione di più persone e punti di vista, ha tenuto ferma la convinzione che non ci può essere "condivisione" se non mettendo in relazione le singolarità in vista di ipotizzare e costituire una nuova identità: collettiva, di gruppo, plurale. Tale pluralità non nasce dunque da una somma di parti (i singoli) ma come tensione, costruzione, costituzione di una identità (artistica ma anche non) non ancora presente. I solisti e la banda afferma tale premessa: il solista si riconosce tale solo pensandosi e agendo come banda.

La Fondazione Baruchello intende il Seminario come luogo di coinvolgimento diretto, di ricerca e formazione senza porre uno dei due termini come prioritario rispetto all'altro: pensiamo infatti che non ci sia formazione senza ricerca e riflessione. All'interno di questa "modalità" più individui (artisti, critici e giovani studiosi) si trovano a sperimentare l’articolazione di un processo artistico direttamente, entrando nelle singole fasi di questa processualità, continuamente interrogandosi su quanto, come e perché ogni tappa stia avvenendo.
 
A cura di Carla Subrizi
Hanno partecipato: Paolo Angelosanto, Daniele Balit, Maria Chiara Calvani, Giulia Coccia, Barbara D'Ambrosio, Giulia Ferracci, Valentina Grillo, Silvano Manganaro, Iris Marano, Alessandra Milella, Daniele Novelli, Federica Peggio, Antonio Petrone, Alessandro Piangiamore, Lilian Pizzi, Silvia Sbordoni, Aria Spinelli, Carlotta Sylos Calò, Stefania Rossi, Francesco Ventrella


Tappe
I tappa – 9 dicembre 2003
Gianfranco Baruchello, Emilio Fantin, Cesare Pietroiusti, Carla Subrizi
Presentazione del Seminario

II tappa – 10/11 dicembre 2003
Emilio Fantin, Cesare Pietroiusti
Introduzione storicae critica al proprio lavoro

III tappa - 18 dicembre 2003
Carla Subrizi
Pratiche artistiche condivise. Elementi per una storia

IV tappa- 23 gennaio 2004
Claudio Frank e Luisa Castagnoli
Lecture

V tappa - 11 febbraio 2004
Paolo Fresu
Lezione attiva

VI tappa - 17 febbraio 2004
Marco Della Torre (architetto specializzato in tecniche di allestimento per esposizioni e installazioni di arte contemporanea)
Lecture

VII tappa - 18 febbraio 2004
Carla Subrizi
Pratiche artistiche condivise. Quale tecnica?

VIII tappa - 4 marzo 2004
Hou Hanru (curatore indipendente, responsabile della sezione “Zona d’Urgenza” all’ultima Biennale di Venezia)
Lecture

IX tappa - 5 marzo 2004
CONVEGNO ospitato dalMACRO – Museo di Arte contemporanea di Roma

I temi affrontati in questo convegno sono stati: i concetti di autorialità e di identità dell’artista e dell’opera, la pratica artistica nelle forme assunte più recentemente, lo sguardo storico e critico sugli avvicendamenti dell’arte che hanno indicato possibilità di radicali trasformazioni nelle relazioni artista/opera/pubblico, la concezione dell’opera e il suo realizzarsi in connessione con luoghi e non-luoghi dell’arte, la messa a fuoco di un più coinvolto ruolo del pubblico. In parallelo ci si propone inoltre di approfondire come in altri contesti (scienze e musica) questioni simili siano in atto. Nell’ambito dei vari aspetti di questo tema il convegno ha tentato di delineare ipotesi di poetiche per l’arte che, non rinnegando la premessa estetica, si pongano anche come ulteriori punti di vista etico-sociali.
Specialisti di discipline diverse, dalla filosofia, alla musica, alle scienze, hanno cercato di individuare ed evidenziare nello stato attuale dei singoli ambiti i punti di convergenza sulle tematiche proposte.
Sono intervenuti: A.Titolo (Giorgina Bertolino, Francesca Comisso, Nicoletta Leonardi, Lisa Parola, Luisa Perlo), Gianfranco Baruchello, Luigi Cinque, Emilio Fantin, Hou Hanru, Cesare Pietroiusti, Roberto Pinto, Judith Revel, Carla Subrizi, Enzo Tiezzi, Paolo Virno, Xing (Giovanna Adamasi, Daniele Caspar, Silvia Fanti, Lino Greco, Nelsy Leidi, Andrea Dissoni, Federica Rossi, Simona Pari, Adelaide Ronchi, Luca Vitone, Giovanna Zapperi), Zerynthia (Mario Pieroni e Dora Stiefelmeier)

X tappa - 6 marzo 2004
Enzo Tiezzi (docente di Chimica fisica all’Università di Siena), Federico Rossi (assistente di Enzo Tiezzi)
Lecture

XI tappa - 24 aprile 2004
I solisti e la banda. Per una critica delle pratiche artistiche condivise
Progetti

 

I Seminario di Ricerca e Formazione | dicembre 2003 - maggio 2004
La casa di Nora | Emilio Fantin

Le premesse
Il punto di partenza per Emilio Fantin e il suo gruppo è stato quello di provare a costruire una situazione di condivisione a partire da un concetto, quello di tecnica, e da un tema, quello della casa.
Tecnica è stato considerato un concetto e non una procedura all’interno del presupposto stesso del Seminario: come essere solista, singolarmente con le proprie attitudini, esperienze, conoscenze all’interno di una banda. Il riferimento alla band musicale era esplicito: cercare ognuno di arrivare a pensare un proprio contributo da riuscire a eseguire insieme agli altri.

Passaggi
Dopo un primo incontro in cui Emilio Fantin e i partecipanti si sono conosciuti, è iniziato uno scambio di esperienze, riflessioni, suggestioni su come questa casa poteva essere pensata. Cosa era per ciascuno una casa e l’abitare? Cosa era stata la casa nella propria personale esperienza? Lo scambio si è quasi subito orientato verso la dimensione dell’abitare la casa e, attraverso una serie di idee, si è cercato di capire come solo vivere in una casa desse poi la possibilità di pensare il luogo anche fisicamente. Si poteva fare una cena invitando qualcuno che a casa propria non si sarebbe mai invitato, si poteva pensare una casa come spazio segreto di ognuno, una casa abitata soltanto da presenze virtuali, una casa dell’assenza e del vuoto come inversione di ciò che una casa porta convenzionalmente con sé, ovvero l’essere luogo di riferimento, della sicurezza, delle certezze. Nessuna delle proposte doveva essere esclusa. Il lavoro si è concentrato quindi sul pensare tecnicamente come ognuno avrebbe potuto realizzare una propria idea e come questa avrebbe potuto incontrare quella degli altri. L’idea di pensare uno spazio-casa, come spazio comune degli interventi, era dunque il primo passo condiviso da tutti.
Dopo una serie di riflessioni attraverso la partecipazione, l’attenzione si è portata su chi abitasse questa casa, chi fosse e come si poteva immaginare. Si è cercato di far convergere ogni singolo contributo all’interno di una casa che sarebbe stata abitata da un personaggio, punto di confluenza di idee e immaginazione individuali.

Il progetto
Il Seminario si è allora orientato, da questo momento, verso la costruzione di un personaggio che, dopo alcuni incontri, è stato individuato in Nora, una donna di circa quarant’anni, le cui caratteristiche personali, scelte e modo di vivere sono emersi dall’intreccio di quanto ognuno dei partecipanti al Seminario aveva espresso. Nora avrebbe allora incontrato il pubblico in una occasione particolare, che quasi subito è stata identificata in una festa per il suo quarantesimo compleanno. Nora avrebbe invitato gli amici nella sua casa: una casa che doveva rispecchiare il personaggio inesistente, esserne l’immagine, testimoniarne la presenza attraverso cose, oggetti, ambienti arredati. Prima della festa, alcune giornate e singoli contributi, con lo scopo di far intervenire i partecipanti singolarmente ma in una prospettiva comune, hanno aiutato a costruire questa situazione. Sono state organizzate: una cena nella casa di Nora (organizzata da Iris Marano, videodocumentata); una giornata in cui sono state invitate persone che, attraverso e-mail, erano state precedentemente intervistate a proposito del significato e dell’idea di casa. Durante questa giornata (a cura di Maria Chiara Calvani) i messaggi e-mail, trascritti, fotocopiati, rilegati e distribuiti, sono stati letti nel corso di una passeggiata nel giardino della casa di Nora. La lettura dei messaggi, registrata, ha costituito un ulteriore materiale, il cui montaggio (a cura di Antonio Petrone) è stato sovrapposto ad una trasmissione radio, per simulare un programma che, sul tema della casa, avrebbe costituito una traccia audio durante la festa. L’arredamento della casa, la musica che si ascoltava nella stanza da letto, le tovaglie per i tavoli della cena e della cucina, le fotografie che sulle pareti della casa così arredata, ricordavano gli ambienti prima che Nora li abitasse, sono stati il contributo specifico di altri ragazzi (rispettivamente da Daniele Balit e Giulia Coccia, Daniele Novelli, Lilian Pizzi e Maria Chiara Calvani, Silvia Sbordoni). Una stanza della casa, lasciata incompiuta e con tracce di prove per il colore delle pareti o di interventi architettonici è stata il contributo di un altro dei partecipanti (Francesco Ventrella). Fondamentale per la decisione di come arredare, trasformare, pensare una casa e il personaggio che l’avrebbe abitata è stato l’incontro, nella stessa casa, con un architetto, specialista di allestimenti espositivi (Marco Della Torre). La casa che è stata sede del progetto è una piccola abitazione di circa 100 mq, con tre camere, una cucina e un bagno, che la Fondazione usa come residenza per gli ospiti e che, per questo progetto, è stata svuotata e messa a disposizione.
La festa che ha concluso il progetto si è svolta alla presenza di circa trecento persone che avevano ricevuto personalmente l’invito o che erano state coinvolte da altri, come di solito avviene alle feste. Il pubblico era stato dunque messo insieme attraverso diversi canali: addetti ai lavori, amici ma anche gente che ha partecipato soltanto perché attratta dalla festa.
Durante la festa la casa si presentava come un luogo colmo di tracce, oggetti, indizi che potevano suggerire l’esistenza di Nora. La gente chiedeva chi fosse Nora e la risposta poteva trovarsi nei molti particolari che arredavano l’ambiente, rendendo l’abitare e l’aver abitato di Nora, una situazione tangibile, concreta, in grado di materializzare una presenza.


I Seminario di Ricerca e Formazione | dicembre 2003 - maggio 2004
La casa di cui tutti hanno la chiave | Cesare Pietroiusti

Le premesse
Le prime tappe del workshop di Cesare Pietroiusti con il gruppo con il quale ha lavorato sono state orientate alla costruzione di una mente di gruppo, senza che alcun tema fosse stato stabilito. Unici punti di partenza definiti erano quello di pensare un progetto che avrebbe considerato la funzione dell’effetto collaterale e l’aver stabilito una data per la presentazione del progetto.

Passaggi
Attraverso una serie di veri e propri esperimenti, si è cercato di capire come potesse essere raggiunto un punto di vista comune, ovvero appartenente al gruppo, ma diverso da quello che sarebbe stato possibile singolarmente. Si voleva cercare di far diventare altro il proprio punto di vista, molteplice ogni singolarità. Partendo da alcune ipotesi tra le quali il dono o lo scambio di oggetti, di pensieri intimi o cose assolutamente personali (telefonini, casa, chiavi di casa, ecc. che si sarebbero potuti scambiare tra i partecipanti) e la lettura a più voci di testi diversi, quali mezzi per raggiungere una situazione comune o con il fine di sovrapporre esperienza e vita di ognuno, si sono iniziati una serie di esperimenti nei quali ognuno contribuiva con idee e prove personali. Già dai primi incontri la percezione più frequente era stata quella che si era messi dinanzi a se stessi piuttosto che al gruppo. Il gruppo veniva a delinearsi come punto di arrivo, piuttosto che come condizione dalla quale si era partiti. Questo ha generato tra i partecipanti dubbio e incertezza, oltre a un senso di non chiarezza rispetto a cosa si sarebbe realizzato. Ma doveva essere realizzato qualcosa? Che cosa? Un’opera d’arte? Perché il pubblico avrebbe dovuto interessarsi a questo progetto?

Il progetto
Dopo alcuni incontri il gruppo ha cominciato a far convergere aspirazioni e obiettivi non intorno ad un tema, ma ad una situazione, che in realtà non era che il punto di incontro di quanto era stato pensato fino ad allora: in La casa di cui tutti hanno la chiave si è vista la possibilità di sperimentare un qualcosa che sarebbe potuto poi essere allargato ad un pubblico più ampio. Ma il pubblico non poteva essere semplicemente quello a cui ci si riferisce all’inaugurazione di una mostra. Il pubblico doveva essere formato. Si è così arrivati a pensare che, tramite la posta elettronica e alcuni espedienti per diffondere indirizzi e informazioni, il pubblico si sarebbe costruito in maniera reale. Una serie di e-mail, che descrivevano sia l’articolazione, sia le tappe successive del progetto, sono state spedite periodicamente (un totale di sei messaggi). Si è deciso anche - per aumentare la diffusione dell’informazione sul progetto - di far stampare un adesivo con su scritto “Vuoi entrare nella casa di cui tutti hanno la chiave?” (insieme ad un indirizzo e-mail per l’adesione, pubblicato sul sito www.fondazionebaruchello.com/lacasadicuituttihannolachiave) che è stato poi attaccato sulle prime pagine dei giornali quotidiani a distribuzione gratuita nelle stazioni di metro o in altri luoghi pubblici di Roma. I ragazzi, con Pietroiusti, si sono recati nelle stazioni, nelle università, e in altri luoghi dove al mattino sono distribuiti questi giornali, e vi hanno affisso gli adesivi. Contemporaneamente, lo stesso messaggio viene inviato ad una mailing list di circa tremila persone, molte delle quali avevano trovato l’adesivo già sui giornali e alcuni di loro si mettono in contatto con la Fondazione per avere più informazioni. Si decide intanto, per la presentazione finale del progetto, di compiere un’azione incentrata sulla consegna a tutti i presenti di una chiave. Con questa chiave, il giorno dopo, dalle ore 12 alle 24, si sarebbe potuti entrare e vivere in un appartamento (La casa di cui tutti hanno la chiave), situato nella zona di Trastevere.  
Alcune persone si sono recate nell’appartamento e hanno trascorso alcune ore al suo interno, mangiando, parlando, organizzando brevi riunioni con amici. Alcuni fotografano quanto avvenuto e tale materiale viene poi chiesto come documentazione di quanto avvenuto, come stabilito. Il giorno stesso, alle 24, i partecipanti al workshop con Pietroiusti tornano nell’appartamento e viene cambiata la serratura della porta d’ingresso.